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31 dicembre 2003 3 31 /12 /dicembre /2003 20:03

CICLI & INCONTRI


Musica e Filosofia

Con Paolo Buzzi, Università di Trieste

      Enrico Fubini, Università di Torino

      Carlo Serra, Università degli Studi di Milano

      Silvia Vizzardelli, Università della Calabria

 

21 ottobre - 6 novembre 2003

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klee

CONFERENZE


 

DISCUTERE DI FILOSOFIA


Habermas e l'eugenetica liberale

Con Alberto Bondolfi, Centre Lémanique d'éthique di Losanna

 

25 giugno 2003

>>> Dettagli

PRESENTAZIONI

 

 

 

 

 

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11 novembre 2003 2 11 /11 /novembre /2003 17:09

La filosofia della musica di Theodor W. Adorno

Conferenza di Silvia Vizzardelli (Università della Calabria)
Recital del pianista Antonio Ballista
Martedì 11 novembre 2003, ore 20.30
Cinema Teatro, Chiasso (in collaborazione col Dicastero Cultura del Comune di Chiasso)

La conferenza

Potremmo dire, semplificando, ma forse non troppo, che il pensiero di Adorno è tormentato da un unico tema: quello del rapporto soggetto-oggetto. Un tema cui ha dedicato esplicitamente un saggio uscito l’anno della sua morte (1969), ma che ritorna a cadenzare tutto l’arco della sua riflessione. L’esperienza estetica è il luogo privilegiato in cui soggetto e oggetto si incontrano generando un campo di tensione mai pacificato. La conferenza cercherà di mostrare come tale rapporto agisca nel concetto adorniano di imitazione, nell’interpretazione del ‘materiale’ musicale e nel confronto critico col mondo formale di Schönberg, Stravinsky, Webern. La fedeltà alla natura esige un’uguale fedeltà alla storia; vale a dire, se l’evoluzione del materiale interdice all’artista il lusso dell’immediatezza, il contatto con la preistoria dello spirito andrà cercato nell’indurimento della forma. Ma è proprio in questa durezza formale, che la mimesi si reintroduce come antidoto alla durezza della vita.

La relatrice

Silvia Vizzardelli insegna Estetica Musicale all'Università della Calabria. È relatrice dei "Quaderni di Estetica e Critica" (Bulzoni). Ha pubblicato i volumi: La miniatura del dono di sé Pudore, illusione e durata nell'estetica musicale di Vladimir Jankélévitch (1998); L'esitazione del senso. La musica nel pensiero di Hegel (2000); Il poeta dei suoni e il semplice musicista. Liszt interprete di Hegel (2000); Battere il tempo. Estetica e musica in Vladimir Jankélévitch (2003). Ha inoltre curato il volume La regressione dell'ascolto. Forma e materia sonora nell'estetica musicale contemporanea (2002).
Attualmente si occupa della filosofia musicale di Adorno, alla quale ha dedicato il corso universitario di quest'anno.

Il recital

Prima parte

 

Seconda parte

 

 

Arnold Schönberg - Sechs kleine Klavierstücke op. 19

Igor Stravinsky - Sonata

Anton Webern - Variazioni op. 27

Béla Bartók - Allegro barbaro

Il pianista

Antonio Ballista, pianista, clavicembalista, direttore d’orchestra, fin dall’inizio della sua carriera si è dedicato all’approfondimento delle espressioni musicali più diverse e alla composizione di programmi di rara inventiva e originalità.
Dalla fine degli anni ‘50 suona in duo pianistico con Bruno Canino, una formazione di ininterrotta attività la cui presenza è stata fondamentale per la diffusione della Nuova Musica e tuttora per l’azione catalizzatrice sui compositori.
Ha suonato con direttori come Abbado, Boulez, Chailly, Maderna, Muti ed è stato invitato nei più prestigiosi festivals (Parigi, Edinburgo, Varsavia, Berlino, Strasburgo, Venezia, Maggio Musicale Fiorentino).
Fra i compositori che hanno scritto per lui ricordiamo Berio, Bussotti, Castiglioni, Donatoni, Morricone e Sciarrino.
Ha effettuato tournées con Berio, Dallapiccola e Stockhausen e ha collaborato con Boulez, Cage e Ligeti in concerti monografici.
È direttore dell’ensemble “Novecento e oltre”, una formazione stabile per l’esecuzione sia della musica del Novecento storico che delle più recenti tendenze, da lui fondata nel 1995.
Ha inciso per RCA Wergo, EMI. Per ventitré anni è stato titolare della cattedra di pianoforte principale presso il Conservatorio di Milano.

 

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6 novembre 2003 4 06 /11 /novembre /2003 17:09

Il pensiero musicale indiano

Conferenza di Carlo Serra (Seminario Permanente di Filosofia della Musica, Milano)
Recital di canto indiano Dhrupad di Amelia Cuni, accompagnata da Federico Sanesi alle percussioni
Giovedì 6 novembre 2003, ore 20.30 - Cinema Teatro, Chiasso
 
 
La conferenza
Come ogni riflessione filosofica che entri in contatto con il mondo della musica, la cultura indiana elabora una ricerca sulla materia (il suono), sullo spazio (la disposizione delle note musicali) e sul tempo (la strutturazione ritmica che organizza gli eventi sonori).
A chi entri nel mondo della trattatistica musicale indiana, si fa incontro una ricca vena di temi metafisici, che riguardano la struttura della materia, i suoi aspetti sensibili, le componenti matematiche in grado di tradurne le relazioni.
La tradizione indiana guarda così con grande attenzione alla dimensione del suono, sviluppando un' ampia gamma di riflessioni sulla sua natura, sul modo più esatto di suddividerlo in altezze musicali, sulle emozioni che evoca nell’animo umano. Nel trattato Sangitaratnakara (Oceano di gemme della musica ), scritto nel 1204 d C. da Sarngadeva si assiste ad un elogio del suono, dei suoi aspetti materiali e delle sue valenze cosmologiche: nel mondo che ci circonda i suoni pervadono ogni elemento, riempiono il corpo, toccano la coscienza, vi si imprimono come sigilli, con la valenza di un principio divino, che opera fuori e dentro di noi.
Il potere emotivo della musica, la sua capacità di nutrire alcuni stati d'animo e di combatterne altri, diventa, per i teorici indiani, motivo di riflessione sistematica sugli aspetti che collegano il risuonare delle note alle disposizioni della coscienza: si tratta del rapporto che coniuga rasa e raga.
Il termine rasa, nella cultura hindu, si ricollega, originariamente, all'esperienza del decantare, e indica sapore, aroma, un elemento che connota l'esperienza di qualcosa, che gli imprime il proprio carattere, pur rimanendo concettualmente inafferrabile: da qui il suo significato di essenza, di ambito privilegiato, sottratto al controllo del linguaggio, momento topico che ogni evento artistico deve sollecitare nello spettatore, come prescrive il Natyashastra di Bharata (300 a. C.).
Raga indica quel tessuto di regole che organizza la qualità del movimento lungo una struttura scalare, ma significa anche essere colorato, venir toccato, emozionarsi, trarre piacere da: il raga è forma musicale che tocca, sollecita l'ascoltatore.
Un'esperienza così delicata, che entra a pieno titolo nella dimensione del sacro, deve poter prendere forma in una dimensione temporale circolare e ritualizzata: il tala è il sistema ritmico che segmenta ed isola l'esperienza musicale dal fluire del tempo. Battendo il tempo dell'esecuzione, articola il processo temporale, organizzandone la forma. Il pensiero musicale indiano presenta così una riflessione su materia, spazio e tempo, all'interno della dimensione estetica dell'ascolto.
Il termine estetico va colto in tutta la sua ampiezza e non implica esclusivamente un riferimento al bello, ma al costituirsi delle relazioni fra attività dell'ascolto e trasposizione immaginativa del materiale della percezione.
La conferenza sarà dedicata ad un approfondimento di questo tema, che la cultura musicale indiana elabora, nelle sue varianti, con grande chiarezza.
 
 
Il relatore
Carlo Serra è nato a Milano nel 1959, dove si è laureato in filosofia su relazione di Giovanni Piana presso la cattedra di Filosofia Teoretica dell'Università Statale di Milano, con una tesi su La concezione dello spazio musicale nel pensiero di Jacques Chailley. Collabora alla rivista De musica , annuario on line del Seminario permanente di Filosofia della Musica. Ha partecipato all'attività della cattedra di Filosofia Teoretica I, con lezioni e seminari tra cui, nell'anno accademico 1998 - 1999, il ciclo Intendere l’armonia, sull'evoluzione del concetto di armonia da Eraclito a Keplero. Attualmente sta preparando un testo sulle componenti connesse alla tematica delle strutture scalari in Jacques Chailley ed alle sue relazioni storiche con l'analisi continuista dello spazio musicale in Aristosseno. Dirige con Elio Franzini , Giovanni Piana e Paolo Spinicci il sito Spazio filosofico e la collana Il Dodecaedro.
 
 
Il recital
Il DHRUPAD è il genere più antico della musica colta dell'India del Nord (XV-XVI sec.), influenzato dalle pratiche dello yoga del suono (NADA YOGA) e tramandato oralmente da famiglie d'arte. Il canto dhrupad si è evoluto nel corso dei secoli facendosi tramite tra la musica dei templi e quella delle corti, tra sacro e profano e viene oggi considerato il fondamento della musica indostana. L'aspetto introspettivo e meditativo si alterna a strutture ritmiche e improvvisazioni di grande vitalità, i vocalizzi ai versi poetici.
 
 
La cantante
Amelia Cuni è apprezzata interprete di canto dhrupad. Ha vissuto e studiato in India dal 1978 per più di dieci anni con noti maestri quali R.Fahimuddin, Bidur Mallik e D.C. Vedi. Ha inoltre appreso la danza KATHAK e le percussioni. Dal 1987 insegna e si esibisce in Europa, dove si occupa di vari progetti che confrontano tradizione e sperimentazione. Ha realizzato numerose produzioni e collaborazioni discografiche. Insegna canto indiano al conservatorio di Vicenza nell'ambito di un corso sperimentale. Vive a Berlino.


 

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4 novembre 2003 2 04 /11 /novembre /2003 17:09

L'estetica musicale nel Novecento

Conferenza di Enrico Fubini (Università di Torino)
Martedì 4 novembre 2003, ore 20.30 - Biblioteca Salita dei Frati, Lugano
 
 
La conferenza
Per l’estetica musicale il Novecento è un secolo lungo e denso di storia (e non solo per l’estetica musicale!) in quanto la speculazione musicale è strettamente legata ai grandi e numerosi mutamenti intervenuti nella musica. Il pensiero estetico è stato polarizzato infatti dalle radicali rivoluzioni linguistiche e dalle sfide che esse hanno costituito per gli stessi filosofi: prima la crisi della tonalità e la perdita delle certezze, l’avvento dell’atonalità e poi della dodecafonia, ed infine le avanguardie darmstadtiane e post-darmstadtiane sino a quella che si può chiamare l’odierna restaurazione.
Il dibattito tra fautori della dodecafonia e avversari della dodecafonia, nella prima metà del secolo, è denso di risvolti estetici, filosofici ed ideologici. Così il dibattito estetico nella seconda metà del secolo è dominato anzitutto dalla figura di Adorno e dalla conseguente ideologicizzazione delle due figure contrapposte di Schönberg e Strawinsky. La riflessione filosofica sul senso del linguaggio musicale o meglio sulla negazione stessa dell’idea di linguaggio con le avanguardie irrazionaliste degli anni sessanta e settanta ha ancora dominato il dibattito estetico degli scorsi decenni.
In questi ultimi anni l’estetica musicale ha indubbiamente risentito della generale crisi del pensiero speculativo. Si può affermare che oggi viviamo nel ‘dopo Adorno’: l’ultimo pensatore che ha ancora avuto con la sua vastissima opera un’indubbia portata estetica e filosofica. Oggi l’estetica musicale, abbandonata ogni pretesa totalitaria, si è sviluppata piuttosto in campi più settoriali, come la psicologia della musica, l’educazione musicale, la sociologia della musica, la riflessione sui mass-media ecc.. Difficile predire il futuro perché la speculazione sulla musica è ed è sempre stata strettamente legata ai destini stessi della musica, e la musica a sua volta non è un’isola chiusa ed autosufficiente, ma è immersa, sia dal punto di vista creativo, sia dal punto di vista fruitivo, nel mondo circostante con tutte le sue tensioni ed i suoi problemi.
 
 
Il relatore
Enrico Fubini, nato a Torino 1935, insegna Storia della musica nell'Università di Torino e si interessa principalmente di storia dell'estetica musicale.
Tra le sue opere, Gli enciclopedisti e la musica, Torino, Einaudi 1971; Musica e linguaggio nell'estetica contemporanea, Torino, Einaudi 1973; L'estetica musicale dall'antichità al Settecento, Torino, Einaudi 1976 e 2002; L'estetica musicale dal Settecento a oggi, Torino, Einaudi 1987; Musica e pubblico dal Rinascimento al Barocco, Torino, Einaudi 1984; Musica e cultura nel Settecento europeo, Torino, Edt 1986; La musica nella tradizione ebraica, Torino, Einaudi 1994; Estetica della musica, Bolgna, Il Mulino 1985.


 

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21 ottobre 2003 2 21 /10 /ottobre /2003 17:09

Il tempo nella musica

Conferenza di Paolo Bozzi (Università di Trieste)
Martedì 21 ottobre 2003, ore 20.30 - Biblioteca Salita dei Frati, Lugano
 
 
La conferenza
La conferenza tratterà del flusso del tempo tra le pieghe dell’esperienza musicale:
di fatti, incontri, esperienze in diversi territori dell’attività musicale come fonti per una riflessione sul fluire del tempo fenomenico nell’ambito di quel presente attuale che è stato analizzato e discusso da Bergson (‘durata reale’), Stern (‘tempo di presenza’), Husserl (‘ritenzione e protensione’) fino alla più recente psicologia della temporalità.
Esiste un fluire del tempo tipico dell’ideazione musicale, come dimostra l’esercizio dell’improvvisazione; ma quando passiamo dall’ideazione alla scrittura, tutti i rapporti cambiano: una sapida serie di arpeggi porta via un bel po’ di tempo, per essere scritta, mentre lunghi accordi vengono schizzati in un attimo dalla penna del compositore. La scrittura musicale a mano, penna e pentagramma, con le sue pittoriche irregolarità, rivela altri problemi tra il fluire del tempo e la struttura dell’oggetto musicale. La stampa poi regolarizza e uniforma, e sopprime quegli indizi. Ma la stessa scelta della grafica mostra diverse ermeneutiche nelle scelte dello stampatore, che rappresenta il tempo nel diagramma costituito dai simboli.
La lettura a prima vista di una musica nuova, con affrettate abbreviazioni e larghi temporeggiamenti è giocata tutta su uno slittamento tra il tempo reale dell’emissione delle note e quello ideale a cui si vuole arrivare, ed è così che si raggiunge la comprensione di un testo.
C’è, naturalmente, anche la scansione oggettiva e millimetrica di un computer programmato a rendere con esattezza l’informazione contenuta nei simboli della scrittura, senza l’intervento di un mediatore psichico; e d’altra parte c’è il flusso temporale dell’interprete che con le sue sistematiche deviazioni da tale oggettività dà corpo al significato della composizione.
Al di là dell’esecutore c’è il flusso temporale dell’ascoltatore, che può essere considerato a differenti livelli, da quello della consistenza metrica degli effetti sonori, fino alle interferenze di fattori ambientali estranei sull’ascolto, e l’influsso di precedenti audizioni fissate silenziosamente nella memoria. Singolari considerazioni possono nascere dall’ascolto di se stessi nell’atto di suonare in confronto con l’audizione registrata della nostra esecuzione (la rapidità apparente dei passaggi veloci, ed es.).
Infine, il fluire del tempo nel ricordo: il tentativo di recuperare nella memoria una melodia intuita ma non dettagliatamente ricordata, le abbreviazioni sintetiche nella ricostruzione, l’organizzazione in prospettiva dell’immediato futuro del frammento melodico già recuperato, il ruolo della presenza un po’ misteriosa, ma ben reale, della intera struttura della composizione in cui il frammento si inserisce.
Morale della favola: il flusso temporale della ‘coscienza interna del tempo’ (Husserl) dei filosofi, visto dall’interno dell’attività musicale, contiene più cose di quante le loro filosofie sappiano immaginare.
 
 
Il relatore
Paolo Bozzi, nato a Gorizia nel 1930, è stato fino al 1999 professore ordinario di Psicologia all’Università di Trieste. Violinista, compositore e musicologo, oltre che studioso della fenomenologia della percezione, ha realizzato i primi esperimenti di “Fisica ingenua” alla fine degli anni ’50, studiando la percezione del moto pendolare e della caduta dei gravi. Nel 1960, assieme a Giovanni Bruno Vicario, ha scoperto il fenomeno acustico ora noto come “auditory streaming” che, nella psicologia della percezione musicale, è alla base della formazione delle melodie.
Tra le sue pubblicazioni: Unità, identità, causalità. Una introduzione allo studio della percezione, Bologna, Cappelli 1969; Fenomenologia sperimentale, Bologna, Il Mulino, 1989; Fisica ingenua, Milano, Garzanti 1990; Esperimenta in visu. Ricerche sulla percezione, Milano, Guerini 1993; Vedere come, Milano, Guerini 1998.


 

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21 ottobre 2003 2 21 /10 /ottobre /2003 10:07

La musica è l'esercizio occulto della metafisica

da parte dell'animo che filosofa senza saperlo.

(A. Schopenhauer)

 

 

 

 


klee
  (P.Klee - Paukenspieler - 1940) 

Programma

Martedì 21 ottobre 2003, ore 20.30

Biblioteca Salita dei Frati, Lugano

Il tempo della musica

Paolo Buzzi, Università di Trieste

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Martedì 4 novembre 2003, ore 20.30

Biblioteca Salita dei Frati, Lugano

L'estetica musicale del Novecento

Enrico Fubini, Università di Torino

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Giovedì 6 novembre 2003, ore 20.30

Cinema Teatro, Chiasso

Il pensiero musicale indiano

Carlo Serra, Seminario permanente di filosofia della musica, Milano

Recital di canto indiano Dhrupad con Amelia Cuni e Federico Sanesi

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Martedì 11 novembre 2003, ore 20.30

Cinema Teatro, Chiasso

La filosofia della musica di Theodor W. Adorno

Silvia Vizzardelli, Università della Calabria

Recital di pianoforte con Antonio Ballista

 Pagine di Schönberg, Stravinsky, Webern, Bartok

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Entrata libera.

Con il contributo della Repubblica e Cantone Ticino

In collaborazione con Chiasso Rete2

 

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25 giugno 2003 3 25 /06 /giugno /2003 17:46

Serie di incontri

 

La Società filosofica della Svizzera italiana inaugura una serie di incontri di discussione filosofica, aperti ai soci e a tutte le persone interessate. Si tratta di un nuovo tipo di manifestazione: prendendo spunto da un testo (libro o articolo) segnalato con un certo anticipo, gli interessati potranno ritrovarsi a discutere dei problemi che esso solleva. La discussione sarà introdotta da un primo intervento, tenuto da un lettore autorevole o, quando possibile, dall'autore stesso.

 

Il primo incontro è dedicato al tema

Habermas e l'eugenetica liberale.

 Aprirà la discussione Alberto Bondolfi, docente al Centre Lémanique d'éthique di Losanna.

Mercoledì 25 giugno 2003 ore 18.15

Biblioteca Salita dei Frati, Lugano

 

L'incontro prende spunto da un recente libro del filosofo Jürgen Habermas Il futuro della natura umana. I rischi di una genetica liberale (Die Zukunft der menschlichen Natur. Auf dem Weg zu einer liberalen Eugenik?) A cura di Leonardo Ceppa. 125 pag., Einaudi (Biblioteca n.142), Torino 2002 ISBN 88-06-16372-8

Nel saggio principale del libro, pubblicato assieme ad un proscritto dell'autore, Habermas affronta alcuni interrogativi etici suscitati dai possibili sviluppi, in un futuro non lontano, delle tecnologie genetiche. In che misura è ammissibile intervenire sul patrimonio genetico di un embrione? Si può andare oltre la mera prevenzione di gravi malattie ereditarie? È accettabile adottare un atteggiamento liberale e rimettere tutte le decisioni ai genitori, autorizzandoli a soddisfare le loro preferenze nei confronti del figlio? Afferma Habermas: "Un uomo geneticamente programmato deve vivere nella consapevolezza che il suo patrimonio ereditario è stato fatto oggetto di manipolazione. Prima di poter esprimere giudizi normativi su questa situazione di fatto, dobbiamo cercare di capire quali criteri potrebbero essere compromessi da questa strumentalizzazione". Le nuove tecnologie ci costringono a tornare a riflettere, pur in una società caratterizzata da un radicale pluralismo di valori, sul senso del modo umano di vivere.

Jürgen Habermas, nato nel 1929, è il più noto filosofo tedesco vivente. È professore emerito presso l'università di Francoforte. Tra le molte opere tradotte in italiano ricordiamo: Teoria dell'agire comunicativo (Bologna 1986); Il discorso filosofico della modernità (Roma-Bari 1988), Teoria della morale (Roma-Bari 1994); Fatti e norme (Milano 1996); L'inclusione dell'altro (Milano 1998). Di recente è stato ripubblicato Morale, Diritto, Politica (Torino 2002).

 

Alberto Bondolfi (1946), filosofo e teologo, insegna etica al Centre Lémanique d'éthique di Losanna. È stato presidente della Società svizzera di etica biomedica e della Società europea per la ricerca etica. È membro di diverse commissione federali che si occupano di temi di etica medica. Fra le sue pubblicazioni segnaliamo: Ethik und Selbsterhaltung (Freiburg,1990); Primum non nocere (Comano 1992); Mensch und Tier (Freiburg 1995); Helfen und Strafen (Münster 1997); Medizinische Ethik im ärztlichen Alltag (in collaborazione con H.J. Müller) (Basel 1999); Theologische Ethik heute (in collaborazione con H. J. Münk) (Zürich 1999).

 

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