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18 settembre 2006 1 18 /09 /settembre /2006 17:42
La Società filosofica della Svizzera italiana riprende gli incontri di discussione filosofica, aperti ai soci e a tutte le persone interessate. Prendendo spunto da un testo (libro o articolo) segnalato con un certo anticipo, gli interessati potranno ritrovarsi a discutere dei problemi che esso solleva.
La discussione sarà avviata da un dialogo con l’autore condotto da un membro della SFSI

L'incontro prende spunto dal volume

Massimo Campanini, Il pensiero islamico contemporaneo, Il Mulino, Bologna 2005

Campanini

Lugano, lunedì 18 settembre, ore 20.30

Biblioteca Salita dei Frati

Il pensiero islamico contemporaneo

Ospite: Massimo Campanini 

docente di storia contemporanea dei paesi arabi all’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”

e di Civiltà islamica nella Facoltà di Filosofia dell’Università Vita e Salute S. Raffaele

Il tema

“È diffusa la convinzione che la filosofia islamica abbia raggiunto l’acme nel Medioevo e che in età contemporanea abbia ben poco da dire. Dalla rinascita ottocentesca allo scontro con la modernità, all’impatto con la dimensione politica, alle posizioni radicali più recenti, questo libro traccia un profilo del pensiero islamico contemporaneo, dimostrando come esso sia anche oggi portatore di contenuti ricchi e fecondi. Il pensiero islamico contemporaneo, come quello medievale, si rapporta dialetticamente con il pensiero e la filosofia occidentali, ma sviluppa proprie linee originali di ricerca ripensando la tradizione, discutendo i temi della laicità e della democrazia, rifondando l’ermeneutica del testo sacro, scoprendo o riscoprendo la dimensione della storicità. Anche il pensiero femminile si è aperto uno spazio nel mondo islamico contemporaneo. Ne emerge un quadro assai vario nel quale, accanto alle posizioni tradizionaliste, si moltiplicano voci dissonanti e coraggiose in cerca di una nuova identità nel contesto di una cultura islamica proiettata nel moderno. “

(Dalla presentazione del volume)

 

L'autore

Massimo Campanini, di formazione filosofica, si interessa in particolare dell'interpretazione del Corano e del pensiero politico islamico. Tra le sue pubblicazioni in materia troviamo: La teoria del socialismo in Egitto (Centro Alfarabi, Palermo 1987), che si occupa in specie del socialismo nasseriano; Islam e politica (Il Mulino, Bologna 2003, 2a ed.), lettura delle dimensioni politiche della religione islamica da Maometto al fondamentalismo contemporaneo; l'edizione della Città virtuosa di al-Farabi (Rizzoli, Milano 1996), utopia platonica dell'Islam medievale.

 

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8 giugno 2006 4 08 /06 /giugno /2006 20:25

L'incontro è dedicato al tema 

La cittadinanza tra passato e futuro 

e prende spinto dal volume di

Ruggero D'Alessandro, Breve storia della cittadinanza, Manifestolibri, Roma, 2006

2006 D-Alessandro

Giovedì 8 giugno 2006, ore 20.30

Lugano, Canvetto luganese, Via Simen 14 b

In collaborazione con la Fondazione Diamante

Discutono con l’autore del volume:

Francesca Rigotti, docente di Dottrine politiche alla Facoltà di scienze della comunicazione dell’USI

Virginio Pedroni, docente di filosofia al Liceo di Lugano1 e presidente della SFSI

Presiede Mario Ferrari, direttore della Fondazione Diamante

Il tema

Contemporaneamente all’affermarsi dello Stato moderno, si dipana la storia della cittadinanza moderna, dell’insieme dei diritti civili, politici e sociali. Dalla concessione dei primi diritti da parte dei sovrani e dei parlamenti nel passaggio all’era moderna, si è assistito alla codificazione della cittadinanza in costituzioni, raccolte di leggi, dichiarazioni universali, per poi giungere alla crescente iniziativa delle persone nel senso dell’allargamento e dell’aggiornamento delle loro garanzie. Il concetto di cittadinanza è oggi al centro sia del dibattito politico, sia della riflessione teorica sulla politica.La storia della cittadinanza costituisce dunque un osservatorio privilegiato per comprendere le trasformazioni nel rapporto fra gli individui e le istituzioni, l’evoluzione della società civile, l’affermarsi dell’opinione pubblica. I paesi occidentali dovranno misurarsi nei prossimi anni con le esigenze di una cittadinanza che sappia affrontare le nuove sfide senza rinunciare alle aspirazioni di libertà ed uguaglianza.

L'autore

Ruggero D’Alessandrosi occupa di politiche sociali per l’amministrazione del Canton Ticino. Collabora a diverse riviste e ha pubblicato il volume La teoria critica in Italia. Letture italiane della Scuola di Francoforte, Manifestolibri, Roma 2003.

 

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31 dicembre 2005 6 31 /12 /dicembre /2005 20:03

CICLI & INCONTRI


Sartre: Libertà e Responsabilità

Con Giovanni Invitto, Università di Lecce

      Pierre Verstraeten, Université libre de Bruxelles

      Gabriella Farina, Università di Roma Tre

 

3 - 27 ottobre 2005

>>> Dettagli 


 

Gerberto d'Aurillac

Con don Giovanni Spinelli, Pontida

      Flavio G. Nuvolone, Friburgo

 

2 - 9 maggio 2005

>>> Dettagli

 
 

I filosofi e la coscienza

Con Roberta de Monticelli, Università Vita-Salute s. Raffaele di Milano

      Gianfranco Soldati, Università di Friburgo

 

25 maggio 2005

>>> Dettagli

 2005 Logo Cervello

CONFERENZE

 

Che cosa è la stoltezza?

Lezione pubblica di Kevin Mulligan, Università di Ginevra

 

13 ottobre 2005

>>> Dettagli

 

L'odissea della natura umana: dalla conoscenza di sè all'assimilazione di Dio

Lezione pubblica di Curzio Chiesa, Università di Ginevra

 

Mercoledì 6 aprile 2005

>> Dettagli

DISCUTERE DI FILOSOFIA


 

PRESENTAZIONI


 

 

 

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27 ottobre 2005 4 27 /10 /ottobre /2005 20:01

Giovedì 27 ottobre 2005, ore 20.30

Lugano, Biblioteca Salita dei Frati

Gabriella Farina, Università di Roma Tre

L'immaginario nel teatro di Sartre

La relazione

Nella relazione verrà messo in risalto il legame tra il teatro di situazione e il tema della libertà e dell'impegno. Il rapporto di Sartre con il teatro è alquanto complesso ed ambivalente. In un primo tempo egli si considerava scrittore di romanzi e filosofo. Solo con la guerra e durante il periodo della prigionia scopre la potenza politica e religiosa del teatro, e cerca di mettere sulla scena libertà che si scelgono in situazione e caratteri nel loro farsi. Questo tipo di sperimentazione dura dal 1940 fino agli anni '60, anni in cui Sartre prende le distanze dal teatro. Tutti i personaggi messi in scena denunciano lo scacco della libertà in rapporto alle forze storiche e sociali. La libertà si afferma nel momento in cui accetta di perdersi. Da Bariona, a Il diavolo e il buon Dio, attraverso A porte chiuse, Kean fino a I sequestrati di Altona, Sartre sperimenta l'impossibilità della libertà e la difficile conciliazione tra l'immaginario ed il teatrale, o meglio tra l'irrealtà e l'impegno concreto nel mondo. Ciò lo induce a rivedere la sua idea di impegno, che da questo momento subirà profonde trasformazioni, come la stessa idea di libertà.

Nel corso della relazione l’attore Daniele Bernardi leggerà alcuni brani tratti da A porte chiuse, Le parole, La nausea, Bariona, Il muro, Kean.

Il Relatore

Gabriella Farina insegna Storia della Filosofia Contemporanea presso l’Università degli Studi Roma Tre. Ha compiuto ricerche sull’estetica e la filosofia del Romanticismo tedesco e successivamente si è occupata dell’esistenzialismo francese ed in particolare di J.-P.Sartre. Ha pubblicato, nel volume miscellaneo Mito e Utopia nel Romanticismo tedesco, un ampio saggio su Friedrich Schlegel (1984); L’Alterità. Lo sguardo nel pensiero di Sartre (1996); Immaginari di Sartre (1999); Benjamin Fondane e le gouffre (2003). Ha redatto alcune voci per il Dictionnaire Sartre, éditions Champion, Paris 2004; il saggio, L’Altro: minaccia o salvezza per l’uomo? Figure della vergogna e della pietà nel pensiero di J.-P. Sartre, Mimesis, 2004; Sartre et le cinéma per il catalogo dell’esposizione “Sartre” pubblicato dalla Bibliothèque nationale de France e Uno scritto poco noto di Sartre sul cinema, Quodlibet, 2005. È ideatrice e curatrice della Collana “Sartriana”, Edizioni Marinotti, di cui sono usciti i primi tre volumi. Gabriella Farina ha dato vita ad un Sito Sartre e ad un Fondo Sartre presso il Centro di Studi Italo-Francesi; è promotrice del Gruppo di Ricerca Sartre e fa parte del Consiglio Scientifico del Centro di Studi Italo-Francesi.

 

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19 ottobre 2005 3 19 /10 /ottobre /2005 20:01

Mercoledì 19 ottobre 2005, ore 20.30

Lugano, Biblioteca Salita dei Frati

Pierre Verstraeten, Université libre de Bruxelles

La liberté paradoxale de Sartre

La relazione

Est connue la formule paradoxale après la guerre (il faudrait dire: notre guerre!) de Sartre concernant la liberté: nous n'avons jamais été aussi libres que durant la guerre. Ce qui d'ailleurs rétrospectivement à la suite des critiques des dernières années portant sur l'attitude de Sartre durant la guerre (tant au point de vue moral qu'au point de vue de la stratégie politique au regard de la résistance) prend un sens un peu ironique... Mais comme tous les aphorisme cette formule est susceptible de plusieurs interprétations.
Mais là n'est pas le propos de la conférence et encore moins d'entrer dans les querelles concernant les engagements politiques de Sartre au cours de sa carrière agitée de ce point de vue. On examinera plutôt ce qui semble la forme la plus subversive de sa pensée, à savoir une liberté radicale qui n'hésite pas à se formuler comme ceci: "Le libre développement d'une praxis ne peut être que total ou totalement aliéné."
Dans la Critique de la Raison dialectique et déjà dans L'Être et le Néant il formulait la même idée par cette alternative: "ou bien je ne suis pas passif en mon être, alors je deviens le fondement de mes affections même si tout d'abord je n'en ai pas été à l'origine - ou bien je suis affecté de passivité jusqu'en mon existence, mon être est un être reçu et alors tout tombe dans le néant"
C'est donc cette radicalité qu’on tentera de justifier sous le titre La liberté paradoxale de Sartre.

 

Il Relatore

 

Pierre Verstraeten è professore emerito di filosofia dell’Università libera di Bruxelles, e inoltre fondatore e presidente del gruppo belga di studi sartriani.
Discepolo in giovane età del grande filosofo francese, che lo considerava uno dei pochi seguaci che avevano assimilato in modo creativo il suo pensiero, egli è uno dei maggiori studiosi della sua opera.
Nel 1965 curò un’importante intervista a Sartre, intitolata L'écrivain et sa Langue, pubblicata nella “Revue d’Esthetique”(t. XVII, fasc. III-IV, giugno-dicembre 1965 e ripubblicata in J-P. Sartre, Situation IV, Gallimard, Paris).
È autore dell’ormai classico volume Violence et éthique: esquisse d’une critique de la morale dialectique à partir du théâtre politique de Sartre (Gallimard, Paris 1972) un lavoro che, partendo da un’analisi del teatro di Sartre, conduce un approfondito studio sulla morale dialettica. Per seguirne lo sviluppo vengono prese in esame le pièces politiche di Sartre in quanto "trascrizioni drammatiche" dei diversi motivi filosofici che animano la sua opera.
A Sartre ha inoltre dedicato numerosi altri scritti.

Ha curato e introdotto i volumi Autour de J-P. Sartre (Gallimard, Paris 1981) e Sur les écrits posthumes de Sartre ( Ed. de l'Université de Bruxelles, Bruxelles 1987). 

 

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13 ottobre 2005 4 13 /10 /ottobre /2005 19:27

Che cosa è la stoltezza?
Lezione pubblica di Kevin Mulligan, Università di Ginevra 

Giovedì 13 ottobre 2005, ore 18

Aula multimediale del Liceo Cantonale di Bellinzona

Kevin Mulligan è professore ordinario di filosofia analitica presso l’Università di Ginevra dal 1986 e professore invitato presso il Trinity College, Dublin e la Scuola Politecnica Federale di Losanna. Ha studiato al Trinity College di Cambridge e presso le Università di Tubinga e di Manchester. Ha insegnato a Amburgo e a Costanza e come professore a contratto presso Umea, Trento, Friburgo, Roma, Venezia, Firenze, Pennsylvania, Aix, la Sorbona, Sydney, Santiago de Compostela, Barcellona, Innsbruck e Lucerna. Si è occupato di ontologia analitica, di filosofia della mente, del pensiero austriaco da Bolzano a Husserl, Wittgenstein e Musil e delle origini della fenomenologia.

 Fra le sue pubblicazioni ci limitiamo a segnalare i più recenti volumi che ha curato e i più recenti articoli: con J.-P. Cometti, La Philosophie autrichienne de Bolzano à Musil. Histoire et Actualité, Vrin, Paris 2001; con B. Baertschi, Les nationalismes, PUF, Paris 2001;. con H. Hochberg, Relations and Predicates, Philosophical Analysis, Ontos Verlag, Frankfurt 2004; "Seeing, Certainty and Acquaintance", in Hallvard Fossheim, Tarjei Mandt Larsen, and John Rickard Sageng (a cura di)), Non-Conceptual Aspects of Experience, Unipub forlag, Oslo 2003, pp. 27-44; con Pascal Engel, "Normes éthiques et normes cognitives", Cités, N°15, 2003, PUF, Paris, pp. 171-186; "Searle, Derrida and the Ends of Phenomenology", John Searle, a cura di B. Smith, Contemporary philosophy in Focus, Cambridge University Press 2003, pp. 261-286; "Dispositions, their Bases and Correlates – Meinong's Analysis", Philosophy and Logic. In Search of the Polish Tradition, a cura di Katarzyna Kijania-Placek, Synthese Series, FS for Jan Wolenski, Kluwer 2003, pp. 193-211; "Stati di cose, verità e fattori di verità", numero speciale di Sistemi intelligenti dedicato all’ontologia, a cura di R. Casati, 2003 XV, 3, pp. 539-556; "La filosofia analitica: che cosa è stata e che cosa ha da essere", Iride, 2003 40, pp. 631-634; "Forms of Life or Ways of Life?", Rivista di estetica, 24, 3/2003, XLIII, “Bozzetti. In Memoria di Paolo Bozzi”, a cura di C. Barbero, R. Casati, M. Ferraris, A. Varzi, 103-105; “Brentano on the Mind”,Cambridge Companion to Brentano, a cura di D. Jacquette, Cambridge University Press 2004, pp. 66-97; “Essence and Modality.The Quintessence of Husserl’s Theory”, in M. Siebel e M. Textor (a cura di.), Semantik und Ontologie. Beiträge zur philosophischen Forschung, Ontos Verlag, Frankfurt 2004, pp. 387-418; "Husserl on the "logics" of valuing, values and norms",Fenomenologia della Ragion pratica. L’etica di Edmund Husserl, a cura di B. Centi e G. Gigliotti, pp. 177-225, Bibliopolis, Napoli 2004.

 

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3 ottobre 2005 1 03 /10 /ottobre /2005 20:01

Lunedì 3 ottobre 2005, ore 20.30

Lugano, Biblioteca Salita dei Frati

Giovanni Invitto, Università di Lecce

Sartre: l'esistenzialismo, l'ateismo e il problema della religione

La relazione

Tra le varie definizioni con le quali il pensiero di Sartre è stato catalogato, ha avuto maggiore divulgazione e notorietà quella di “esistenzialismo ateo”.
Se per il primo termine, esistenzialismo, Sartre ha manifestato sempre perplessità, per il secondo termine, ateo, non ha mai perduto l'occasione di ribadire e confermare lo strutturale ateismo del proprio pensiero e della propria cultura. Ma c'è di più.
Il problema di Dio ha attraversato l'intera produzione sartriana, diventando un aspetto centrale, anche quando non era esplicitato direttamente. Ciò non vuole dire che la domanda intorno a Dio abbia occupato il vissuto di Sartre per lunghi anni. Anzi, al di là di quanto egli abbia detto o scritto, il problema è stato tale solo a livello di sfondo intellettuale e teorico. “Si crede di credere ma non si crede”, scrisse nel 1961, a proposito della morte dell’amico Merleau-Ponty. La fede era intesa come illusione. Illusione, anche, dell’uomo di diventare Dio;illusione, in fondo, di realizzare l’immortalità. Ma sono, queste, illusioni umane eliminabili o sono kantianamente “trascendentali”, cioè illusioni che permangono in noi anche quando ci accorgiamo del loro inganno? Sartre non riesce a liberarsene mai definitivamente, fino alla fine della sua riflessione. Limite e debolezza dell’uomo, dirà. Passione inutile.
Rimane il problema di una morale, perché, per Sartre, la certezza dell’assenza di Dio apre una domanda che ribalta l’interrogativo agostiniano: se Dio non è, unde bonum? Il bene di cui si parla non è quello metafisico o fisico, è quello morale. È ancora legittimo parlare di morale dopo la morte di Dio? Sartre non è dell’opinione che in un universo senza Dio sia tutto permesso. Egli ritiene che il “se Dio non è” fondi una vera morale costruita dai soggetti, in cui i valori rampollino dalla contingenza e debbano necessariamente essere dei valori “materiali”, cioè materializzati nella storia, nella prassi, nelle concrete relazioni intersoggettive.
Si tratta, allora, di vedere quale sia stata la peculiarità della posizione sartriana sul problema teologico all’interno dell’orientamento filosofico chiamato esistenzialismo che non ha mai eluso il continente religioso e, all’interno di esso, la domanda su Dio e sulla morale.

 

Il Relatore

Giovanni Invitto è ordinario di Filosofia Teoretica presso la Facoltà di Scienze delle Formazione dell’Università di Lecce, dove insegna anche Estetica e Sociologia dell’arte e della letteratura.
I suoi interessi scientifici riguardano soprattutto il pensiero del ‘900 europeo (in particolare, l’esistenzialismo francese con Sartre e Merleau-Ponty).
Nel 1987 ha fondato il quadrimestrale di filosofia «Segni e comprensione», che ancora dirige. E’ presidente, dal maggio 2001, del Centro di Studi Salentini, un centro promosso nel 1953 dalle tre Province di Terra d’Otranto e riconosciuto ente morale nel 1956 dal Presidente della Repubblica.
Tra le sue pubblicazioni filosofiche ricordiamo: Le idee di Felice Balbo (Il Mulino, 1979), Sartre dal “gioco dell’essere” al lavoro ermeneutico (Angeli, 1988; II ed. 2005), Esistenzialismo e dintorni (Angeli, 1992), Alain. Un filosofo dei segni (Manni, 1999), Narrare fatti e concetti (Milella, 1999), Sartre. Dio: una passione inutile (Messaggero, 2001), La tessitura di Merleau-Ponty (Mimesis, 2002), L’occhio tecnologico. I filosofi e il cinema (Mimesis, 2005).
Inoltre ha curato la traduzione italiana di Merleau-Ponty, L’occhio e lo spirito (Milella, 1971) e di Sartre, La mia autobiografia in un film. Una confessione (Marinotti, 2004).
Suoi scritti sono stati pubblicati o tradotti in Francia, Belgio, Brasile, U.S.A.

 

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3 ottobre 2005 1 03 /10 /ottobre /2005 08:20

SARTRE: LIBERTÀ E RESPONSABILITÀ

La Società filosofica della Svizzera italiana organizza, in collaborazione con l’Associazione Bilioteca Salita dei Frati, un breve ciclo dedicato a Jean-Paul Sartre (1905-1980), in occasione del centenario della nascita.
La figura e l’opera del filosofo francese sono state quest’anno oggetto, in numerosi convegni e sulla stampa, di approfondimento, discussione e commemorazione. È stata in tal modo posta in rilievo la sua figura emblematica di pensatore e di scrittore in cui hanno trovato espressione riconosciuta i problemi, la sensibilità e gli orientamenti di un’epoca. Allontanatasi la temperie culturale che lo vide a più riprese protagonista al centro della scena pubblica, è soprattutto sull’esame del suo pensiero e della sua scrittura che deve fondarsi, oggi, il nostro rapporto con un classico del Novecento filosofico e letterario.
Sartre si è formato nel periodo tra le due guerre mondiali giungendo a pubblicare negli anni ’30 notevoli saggi e un grande capolavoro letterario, La Nausée (1938). Fu però a partire dal 1943, con la pubblicazione di L’Ètre et le Néant, saggio di ontologia fenomenologica e “summa” dell’ “esistenzialismo”, che Sartre si affermò con tutta la sua forza di filosofo e di scrittore critico e provocatorio, reso celebre anche dai suoi testi teatrali, racconti, e romanzi.
Con la sua filosofia, centrata sulla libertà e responsabilità assoluta dell’uomo (che ha come correlato l’ateismo) e sull’obbligo morale dell’impegno politico, egli ha costituito un punto di riferimento soprattutto nel secondo dopoguerra, in un mondo diviso tra comunismo e capitalismo, ma ha mantenuto una sua importante presenza, attraverso al sua opera, fino ad oggi.
Sartre ha avuto il genio dello scrittore che si esprime nei più diversi generi letterari, del filosofo che sa essere interprete del suo tempo, e si è mantenuto sempre sul fronte dei problemi più cruciali della seconda metà del XX secolo, in un controverso impegno politico che ha comportato spesso roventi polemiche e radicali prese di posizioni critiche nei confronti della società capitalista occidentale. Soffermarsi sulla sua figura e la sua opera è anche riflettere sulla complessa natura e sul compito della filosofia.

Programma

Lunedì 3 ottobre 2005, 20.30
Biblioteca Salita dei Frati, Lugano

Sartre: l'esistenzialismo, l'ateismo e il problema della reigione

Conferenza di Giovanni Invitto, Università di Lecce

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Mercoledì 19 ottobre 2005, 20.30
Biblioteca Salita dei Frati, Lugano

La liberté paradoxale de Sartre

Conferenza di Pierre Verstraeten, Université libre de Bruxelles

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Giovedì 27 ottobre 2005, 20.30
Biblioteca Salita dei Frati, Lugano

L'mmaginario nel teatro di Sartre

Conferenza di Gabriella Farina, Università di Roma Tre

L’attore Daniele Bernardi leggerà alcuni brani tratti da testi teatrali di Sartre

>>> Dettagli

Entrata libera.
In collaborazione con: Associazione Bilblioteca Salita dei Frati

 

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25 maggio 2005 3 25 /05 /maggio /2005 19:38

Nell'ambito del "Festival Science et Cité - Settimana del cervello. Una festa delle scienze e delle arti" (19-31 maggio 2005), la Società Filosofica della Svizzera Italiana organizza un incontro su tema

I filosofi e la coscienza. Prospettive a confronto

Con Roberta De Monticelli, Università Vita-Salute San Raffaele, Milano

    Gianfranco Soldati, Università di Friburgo, Svizzera

 Mercoledì 25 maggio 2005, ore 20.30

Lugano, Biblioteca Salita dei Frati

Il tema

La riflessione filosofica sulla mente ha una lunga storia. Si consideri, ad esempio, l’importanza del concetto di anima. Tale riflessione ha spesso associato strettamente mente e coscienza. In un’importante tradizione, di cui possiamo ricordare nomi come quelli di Platone, Agostino, Cartesio, l’uomo è stato caratterizzato proprio per la sua interiorità spirituale, vissuta in prima persona, e per la sua capacità d’introspezione: per la sua coscienza e autocoscienza, appunto. La stessa idea che egli si fa dell’esistenza e della struttura del mondo esterno sorge dalla sua esperienza cosciente di esso. Nella filosofia del Novecento la corrente che più coerentemente ha sviluppato tale tradizione è la scuola fenomenologica.La scienza contemporanea, soprattutto attraverso le scienze cognitive (neuroscienze, informatica e intelligenza artificiale, psicologia sperimentale, ecc.), ha collocato il discorso sulla mente in un contesto assai diverso, indagando i fenomeni mentali all’interno dell’ordine naturale così come è descritto dalla fisica, dalla chimica e dalla biologia. Una componente della filosofia contemporanea, la filosofia analitica, ha preso molto sul serio questo tentativo e si è chiesta se e come sia possibile ricondurre esaurientemente il discorso sulla mente all’interno di quello sulla natura studiata dalla scienza. In questa seconda prospettiva, la coscienza ha perso la sua centralità nel discorso sulla mente. Nel contempo, proprio la coscienza sembra la dimensione della vita mentale più difficilmente integrabile nella visione della natura proposta dalla scienza.Nell’incontro due filosofi discuteranno di queste due differenti prospettive, dei loro assunti contrastanti, dei loro apporti e dei motivi di convergenza, nel momento in cui si vuole condurre una seria riflessione filosofica su che cosa sia la coscienza.

I relatori

 

Roberta De Monticelli ha studiato alla Scuola Normale e all’Università di Pisa e presso le Università di Bonn, Zurigo e Oxford, dove è stata allieva di Michael Dummett., logico e filosofo del linguaggio. Sotto la sua direzione ha scritto la tesi di dottorato su Frege e Wittgenstein. A Oxford è stata iniziata allo studio della tradizione platonica da Raymond Klibansky, membro e custode del Circolo Warburg. È stata dal 1989 al 2004 professore ordinario di Filosofia moderna e contemporanea all'Università di Ginevra. Dal 2003 insegna filosofia della persona presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. La persona, la sua realtà e i modi della sua conoscenza sono al centro della sua ricerca, che da un lato si vuole erede della grande tradizione, da Platone ad Agostino ed a Husserl; dall’altro si misura con il dibattito contemporaneo promosso dagli sviluppi della filosofia della mente e delle scienze naturali dell’uomo: biologia, neuroscienze, scienze cognitive. Fra le sue pubblicazioni segnaliamo, oltre alle traduzioni di Agostino, Le confessioni, Garzanti, Milano 1990 e di L. Wittgenstein, Osservazioni sulla filosofia della psicologia, Adelphi, Milano 1990, le seguenti: Leibniz, Kant e la logica modale ( con Michele Di Francesco) Milano 1984; L'ascesi filosofica, Feltrinelli, Milano 1995 (trad. francese L'ascèse philosophique, Vrin 1997); La conoscenza personale, Guerini, Milano 1998; L’ordine del cuore – Etica e teoria del sentire, Garzanti, 2003; L’allegria della mente, Bruno Mondadori, Milano 2004.

 

Gianfranco Soldati ha studiato filosofia a Ginevra, Stanford e Tubinga. Ha ottenuto il dottorato a Tubinga nel 1991 con una tesi su Husserl e la filosofia analitica, e l'abilitazione nel 1998 con una tesi sui fondamenti epistemologici della soggettività. Dal 2000 è professore ordinario di filosofia moderna e contemporanea all'Università di Friburgo. È redattore responsabile della rivista  Dialectica. Fra le sue pubblicazioni inerenti al tema della coscienza, si possono ricordare: "Begriffliche Qualia. Zur Phänomenologie der Bedeutung." In Anatomie der Subjektivität. Bewusstsein, Selbstbewusstsein und Selbstgefühl, a cura di Thomas Grundmann, Frank Hofmann, Catrin Misselhorn, Violetta Waibel e Véronique Zanetti, 140-68, Frankfurt, Suhrkamp 2005; "Le rôle du corps dans la conscience d'autrui". In: Studia Philosophica, Vol. 62, 2003, 105-119; "Il ruolo della coscienza e della soggettività nell'applicazione di una regola". In: Wittgenstein: la svolta linguistica e la filosofia oggi, Quaderni della Biblioteca Cantonale di Locarno, I/2002, 47-59; "Subjectivité dans la pensée et dans le langage". In: Freiburger Zeitschrift für Philosophie und Theologie, Vol. 49: 33-410, 2002; "Primitive Self-Consciousness. Commento di Jose Bermudez, The Paradox of Self-Consciousness, MIT Press, 1999". In: A Field Guide to the Philosophy of Mind, 2000; "Self-Knowledge, Referential Immunity and the Concept Self". In: Di Francesco M, Marconi D., Parrini P., Filosofia Analitica 1996-1999. Prospettive teoriche e revisioni storiografiche, Guerini, Milano 1999, 192-206.

 

 

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2 maggio 2005 1 02 /05 /maggio /2005 19:52

Gerberto d'Aurillac, scienziato, filosofo e papa dell’anno mille

La Società filosofica della Svizzera italiana propone, in collaborazione con l'Associazione "Biblioteca Salita dei Frati", un breve ciclo di due lezioni su Gerberto d'Aurillac, il grande intellettuale della fine del secolo X divenuto papa col nome di Silvestro II (999-1003). Gerberto costituisce, alla fine dell’età altomedievale, una straordinaria figura di uomo di cultura, maestro, filosofo e scienziato tra i più importanti del suo tempo, di papa alla guida della cristianità negli anni del passaggio dal primo al secondo millennio e di alleato influente nella politica degli imperatori Ottone II e Ottone III. Dall’inizio degli anni Ottanta del secolo scorso la ricerca storica ha molto approfondito e rinnovato la conoscenza di questa personalità e della sua opera di dimensioni europee. Con la proposta che qui presentiamo siamo lieti di poter offrire la possibilità di una visione complessiva di Gerberto – papa Silvestro II (con la prima conferenza) e di una conoscenza più specifica del suo pensiero e della sua opera (con la seconda).

 

Il programma del ciclo, che si terrà nella sala di lettura della Biblioteca Salita dei Frati di Lugano, è il seguente:

Programma

Lunedì 2 maggio 2005, ore 20.30

Biblioteca Salita dei Frati, Lugano

Silvestro II, il papa dell'anno mille

Relatore: Giovanni Spinelli, Pontida

Lunedì 9 maggio 2005, ore 20.30, ore 20.30

Biblioteca Salita dei Frati, Lugano

Il Carme figuratum di Gerberto d'Aurillac

Relatore: Flavio G. Nuvolone, Friburgo

I temi

Gerberto d'Aurillac, già alunno di un'abbazia benedettina francese, poi precettore dell'imperatore Ottone III, abate di Bobbio, arcivescovo di Ravenna e papa col nome di Silvestro II (999-1003), è senz'altro il primo papa di statura veramente europea, senza fare alcun torto ai grandi papi che lo hanno preceduto (Leone Magno, Gregorio Magno, Niccolò I, ecc.) e che ebbero una statura religiosa ed un'azione politica senz'altro superiori alla sua. La sua grandezza non risiede tanto nell'importanza del suo pontificato, che pure segnò una svolta epocale nella storia della Chiesa e dell'Europa, quanto nell'eccezionale poliedricità della sua personalità di dotto e di studioso, intorno alla quale fiorirono numerose leggende medievali. È forse il primo (e magari l'unico papa) arrivato al supremo pontificato solo grazie alla sua personale cultura, anche se la scelta determinante della sua persona fu in definitiva frutto di un'importante amicizia politica. Egli però non sarebbe mai diventato l'amico più fidato dell'imperatore Ottone III, se la sua personalità culturale non fosse stata prima l'ammirazione dell'intera Europa. Come Aristotele, con la sua cultura enciclopedica, segna la fine della cultura antica (ultimo uomo a possedere tutto lo scibile umano), così Gerberto d'Aurillac segna il punto d'arrivo della tipica cultura monastica altomedievale, aperta a tutti i campi della scienza, prima della nascita delle specializzazioni bassomedievali, inquadrate nel trivio e nel quadrivio.

ll Carmen figuratum attribuito a Gerberto si riduce oggi ad una copia posteriore, mutila e riutilizzata di un Liber che accompagnava il dono di un organo idraulico indirizzato ad Ottone II e a Teofano attorno al 20 giugno 983, a Mantova; Gerberto era abate di Bobbio dal 981. Si tratta d'una composizione aulica a due livelli, uno esplicito l'altro criptato, realizzata con una certa frettolosità, espressione della grave urgenza del frangente politico. Nata in un contesto assai preciso, corrisponde a visuali politico-religiose e scientifiche conosciute dall'abate imperiale. Risollevare e rafforzare la propria situazione, dar coraggio alla politica dei sovrani offrendo loro delle prospettive imperiali che rinnovassero l'impero cristiano, associarli alla causa dell'avvento dei Capetingi mostrandone il ruolo profetico rispetto al destino ottoniano, illustrare la loro funzione strettamente connessa all'ordine creaturale e musicale, meravigliarli col proprio sapere: erano queste le finalità perseguite da Gerberto. Vi riuscì nell'immediato, suscitando interesse per la sua scuola e le sue idee politiche, ma il decesso di Ottone II, avvenuto il 7 dicembre 983, gli tolse ogni appoggio e lo costrinse al rientro a Reims. Nella porzione criptata, che svela un'autoaccusa ma pure un atto squisitamente simbolico, si ritrovano conferme ed anche alcune novità essenziali: infatti Gerberto ha voluto illustrare in filigrana, grazie al metodo dell'imbricazione di un testo nell'altro fino al dodicesimo livello, la propria concezione pitagorico-boeziana dei numeri, radice e forza di ogni realtà. Dai numeri nascono la descrizione della propria situazione, i discorsi rivolti ai diversi componenti della famiglia imperiale (Ottone II, Ottone III, Teofano, Adelaide), le relazioni interne, il loro ruolo politico, il proprio insegnamento (ad es. matematico e musicale), la propria ammirazione incondizionata per la cultura greca, ma anche taluni accenti sorprendenti come il finale annunciante il ritorno di Cristo. Anche se a noi manca gran parte di questo Liber, in particolare le parti testuali redatte quali collegamenti liberi, probabilmente nello stile della Consolatio philosophiae di Boezio, oltre alle spiegazioni orali di Gerberto, i testi e talune illustrazioni ben si innestano nelle dimensioni dell'originale.

I relatori

Don Giovanni Spinelli è monaco dell'abbazia benedettina di Pontida dal 1966. Ordinato sacerdote nel 1971, si è laureato in teologia nel Pontificio Ateneo di S.Anselmo in Roma nel 1974. Dallo stesso anno è segretario del Centro Storico Benedettino Italiano e, come tale, principale redattore di tutte le sue pubblicazioni, tra cui il Monasticon Italiae e la rivista semestrale «Benedictina». Ha partecipato a numerosi convegni di storia monastica in Italia ed all'estero (Francia e Germania), tra i quali i due convegni tenutisi a Bobbio nel 1983 e nel 2000 in memoria di papa Silvestro II (Gerberto d'Aurillac). Ha contribuito con diversi saggi alla redazione di vari volumi della collana Storia religiosa della Lombardia, tra cui quello dedicato alla Diocesi di Lugano. Ha pubblicato diversi saggi e recensioni in varie riviste, come «Arte cristiana», «Benedictina», «Civis», «Communio», «Rivista di storia della Chiesa in Italia», ecc. È stato per dodici anni docente di Storia della Chiesa nell'Istituto superiore di Scienze religiose presso l'Università cattolica di Brescia. Attualmente è bibliotecario dell'abbazia di Pontida.

 

Flavio G. Nuvolone è stato assistente di Patristica presso l'Università di Friburgo dal 1972 e, dal 1977, incaricato di ricerca presso il Fondo Nazionale Svizzero per la Ricerca Scientifica. Successivamente è stato nominato professore di Patristica e segretario scientifico della "Schweizerische Patristische Arbeitsgemeinschaft". Nel 1996 è stato designato direttore scientifico della rivista «Archivum Bobiense» e dell'omonima serie monografica "Studia", con funzioni di insegnamento e di ricerca che continua attualmente. Coorganizzatore del congresso su Gerberto d' Aurillac del 1983 (atti in Gerberto: scienza, storia e mito, Bobbio 1985), ha successivamente organizzato i convegni sulla fondazione di Bobbio e le comunicazioni tra Lombardia e Toscana (1999) e per il millenario dell'intronizzazione papale di Gerberto (2000), curandone la pubblicazione degli atti (La fondazione di Bobbio nello sviluppo delle comunicazioni tra Langobardia e Toscana nel Medioevo, Bobbio 2000; Gerberto d'Aurillac da abate di Bobbio a papa dell'anno 1000, Bobbio 2001). Ultimamente ha coorganizzato il convegno su "Gerberto d'Aurillac-Silvestro II: linee per una sintesi" (Bobbio 2004).

 

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