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5 ottobre 2011 3 05 /10 /ottobre /2011 20:30

Vita activa. La condizione umana

di Hannah Arendt

Edizione italiana: Bompiani (collana saggi tascabili), Milano 1964 (Prima edizione)

Prima edizione inglese: The Human Condition, Chicago 1958

Prima ed. tedesca: Vita activa oder vom tätigen Leben, Stuttgard 1960

2011 Arendt

Scarica la locandina degli incontri

PROGRAMMA

Mercoledì 5 ottobre 2011

Lugano ore 20.15

Capitolo I: La condizione umana

Capitolo II: Lo spazio pubblico e la sfera privata

 

A cura di Virginio Pedroni

>>> Dossier 1

>>> Registrazione 1


Mercoledì 12 ottobre 2011

Lugano ore 20.15

Capitolo III: Il Lavoro

Capitolo IV: L'opera

 

A cura di Lorenzo Bonoli

>>> Dossier 2

>>> Registrazione 2


Mercoledì 19 ottobre 2011

Lugano ore 20.15

Capitolo V: L'Azione

 

A cura di Guenda Bernegger

>>> Dossier 3

>>> Registrazione 3


Mercoledì 9 novembre 2011

Bellinzona ore 20.30

Biblioteca Cantonale 

Amor mundi e acosmia;

la critica di Hannah Arendt alla modernità

 

Conferenza di Olivia Guaraldo, Università di Verona

Presentazione di Brenno Bernardi 

Registrazione 1 

Registrazione 2

2011 Arendt Bellinzona

Per una prima introduzione al ciclo e al testo, riportiamo qui di seguito ampi stralci della voce del Dizionario delle opere filosofiche (a cura di F. Volpi), Bruno Mondadori, Milano 2000, dedicata al libro della Arendt, seguita da una breve nota biografica relativa all’autrice.

"Al centro di quest’opera politico-filosofica si situa l’analisi delle attività umane fondamentali. […] In un mondo segnato dalla tecnica, è necessario tornare a riflettere su ciò, dal momento che le trasformazioni nel frattempo prodottesi hanno stravolto la gerarchia naturale delle attività umane. L’attività più primitiva è il lavoro, nel quale la Arendt sussume tutte le attività condizionate dalla necessità di soddisfare i bisogni dell’organismo. In un costante ciclo di produzione e consumo, tale attività primitiva non realizza alcun mondo durevole di cose, come fa invece l’attività appena superiore a questa, cioè quella del produrre. Quest’ultima stabilizza l’esistenza umana, permettendole di staccarsi dalla natura effimera per mezzo di opere durevoli. Infine, l’attività più elevata è per la Arendt l’agire: esso abbraccia tutte quelle attività interpersonali e libere che costituiscono semplicemente l’umano, cioè la sfera del politico. È spontaneo, ma soggiace alla conditio humana dell’ essere-rinviati-l’uno-all’altro, giacché nessuno ha totalmente sotto controllo le conseguenze del suo agire. Secondo l’autrice, l’epoca moderna, nella quale è il lavoro, e non l’agire, l’elemento costitutivo dell’esistenza umana, trascura due cose: il lavoro, quand’anche si riuscisse ad automatizzarlo e umanizzarlo, non è sostanzialmente libero, fintanto che la necessità di consumare fa parte delle condizioni a cui è sottoposto l’uomo; inoltre, una comunità fondata su di esso non è niente più che una contiguità di attori autoreferenziali che si comportano tutti allo stesso modo e a cui manca la specificità dell’elemento politico." (P. Nagelschmidt)

 

Hannah Arendt

Nasce il 14 ottobre 1906 a Linden, un sobborgo di Hannover, da una famiglia appartenente alla ricca borghesia ebraica Lo sforzo di comprendere le vicende del popolo ebraico nel mondo contemporaneo sarà un tema ricorrente della sua ricerca. Allieva a Marburg di Heidegger (con cui intrattiene anche una relazione sentimentale), nel 1929 si laurea in filosofia ad Heidelberg sotto la guida di Karl Jaspers, con una dissertazione su il concetto di amore in Agostino. Nel 1929, trasferitasi a Berlino, ottiene una borsa di studio per una ricerca dedicata alla figura della scrittrice ebrea tedesca Rahel Varnhagen, vissuta a cavallo fra Sette e Ottocento (Rahel Varnahagen. Storia di un'ebrea). 

Dopo l'avvento al potere del nazionalsocialismo e l'inizio delle persecuzioni nei confronti delle comunità ebraiche, la Arendt abbandona la Germania nel 1933, per trasferirsi a Parigi, dove conosce e frequenta, tra gli altri, Walter Benjamin e Alexandre Koyré. Fino al 1951, anno in cui le verrà concessa la cittadinanza statunitense, rimane priva di diritti politici. Nella capitale francese collabora con istituzioni sioniste volte alla preparazione di giovani ad una vita come operai o agricoltori in Palestina. Ma gli sviluppi storici del secondo conflitto mondiale portano Hannah Arendt a doversi allontanare anche dal suolo francese e a raggiungere New York, nel 1941. Solo nel 1957 comincia la carriera accademica vera e propria, dopo che per anni ha dovuto vivere di collaborazioni editoriali: ottiene insegnamenti presso le Università di Berkeley, Columbia, Princeton e, dal 1967 fino alla morte, anche alla New School for Social Research di New York. Nel suo pensiero è centrale la tematica politica. La Arendt si è messa in luce per i suoi scritti sui regimi totalitari, concretizzatisi nel 1951 con il volume Le origini del totalitarismo, frutto di un’indagine storica e filosofica, e poi con il famoso libro-inchiesta su Adolf Eichmann e il nazismo La banalità del male, che raccoglie gli articoli scritti in qualità di inviata per la rivista "New Yorker" al processo ad Eichmann del 1961 a Gerusalemme. Ma la Arendt rimane fino in fondo filosofa. A partire dalla fine degli anni Cinquanta escono opere fondamentali, quali Vita activa. La condizione umana (ed. ingl. 1958, ed. ted. 1960) e La vita della mente, uscito postumo nel 1978, in cui analizza la vita attiva e la vita contemplativa, operando un recupero del pensiero greco che eserciterà una grande influenza nella letteratura filosofica successiva. Hannah Arendt è pure autrice di importanti saggi di critica letteraria. Il 4 dicembre 1975 si spegne a New York.

 

 

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Published by filosofia-sfsi - in Attività 2011