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3 ottobre 2005 1 03 /10 /ottobre /2005 20:01

Lunedì 3 ottobre 2005, ore 20.30

Lugano, Biblioteca Salita dei Frati

Giovanni Invitto, Università di Lecce

Sartre: l'esistenzialismo, l'ateismo e il problema della religione

La relazione

Tra le varie definizioni con le quali il pensiero di Sartre è stato catalogato, ha avuto maggiore divulgazione e notorietà quella di “esistenzialismo ateo”.
Se per il primo termine, esistenzialismo, Sartre ha manifestato sempre perplessità, per il secondo termine, ateo, non ha mai perduto l'occasione di ribadire e confermare lo strutturale ateismo del proprio pensiero e della propria cultura. Ma c'è di più.
Il problema di Dio ha attraversato l'intera produzione sartriana, diventando un aspetto centrale, anche quando non era esplicitato direttamente. Ciò non vuole dire che la domanda intorno a Dio abbia occupato il vissuto di Sartre per lunghi anni. Anzi, al di là di quanto egli abbia detto o scritto, il problema è stato tale solo a livello di sfondo intellettuale e teorico. “Si crede di credere ma non si crede”, scrisse nel 1961, a proposito della morte dell’amico Merleau-Ponty. La fede era intesa come illusione. Illusione, anche, dell’uomo di diventare Dio;illusione, in fondo, di realizzare l’immortalità. Ma sono, queste, illusioni umane eliminabili o sono kantianamente “trascendentali”, cioè illusioni che permangono in noi anche quando ci accorgiamo del loro inganno? Sartre non riesce a liberarsene mai definitivamente, fino alla fine della sua riflessione. Limite e debolezza dell’uomo, dirà. Passione inutile.
Rimane il problema di una morale, perché, per Sartre, la certezza dell’assenza di Dio apre una domanda che ribalta l’interrogativo agostiniano: se Dio non è, unde bonum? Il bene di cui si parla non è quello metafisico o fisico, è quello morale. È ancora legittimo parlare di morale dopo la morte di Dio? Sartre non è dell’opinione che in un universo senza Dio sia tutto permesso. Egli ritiene che il “se Dio non è” fondi una vera morale costruita dai soggetti, in cui i valori rampollino dalla contingenza e debbano necessariamente essere dei valori “materiali”, cioè materializzati nella storia, nella prassi, nelle concrete relazioni intersoggettive.
Si tratta, allora, di vedere quale sia stata la peculiarità della posizione sartriana sul problema teologico all’interno dell’orientamento filosofico chiamato esistenzialismo che non ha mai eluso il continente religioso e, all’interno di esso, la domanda su Dio e sulla morale.

 

Il Relatore

Giovanni Invitto è ordinario di Filosofia Teoretica presso la Facoltà di Scienze delle Formazione dell’Università di Lecce, dove insegna anche Estetica e Sociologia dell’arte e della letteratura.
I suoi interessi scientifici riguardano soprattutto il pensiero del ‘900 europeo (in particolare, l’esistenzialismo francese con Sartre e Merleau-Ponty).
Nel 1987 ha fondato il quadrimestrale di filosofia «Segni e comprensione», che ancora dirige. E’ presidente, dal maggio 2001, del Centro di Studi Salentini, un centro promosso nel 1953 dalle tre Province di Terra d’Otranto e riconosciuto ente morale nel 1956 dal Presidente della Repubblica.
Tra le sue pubblicazioni filosofiche ricordiamo: Le idee di Felice Balbo (Il Mulino, 1979), Sartre dal “gioco dell’essere” al lavoro ermeneutico (Angeli, 1988; II ed. 2005), Esistenzialismo e dintorni (Angeli, 1992), Alain. Un filosofo dei segni (Manni, 1999), Narrare fatti e concetti (Milella, 1999), Sartre. Dio: una passione inutile (Messaggero, 2001), La tessitura di Merleau-Ponty (Mimesis, 2002), L’occhio tecnologico. I filosofi e il cinema (Mimesis, 2005).
Inoltre ha curato la traduzione italiana di Merleau-Ponty, L’occhio e lo spirito (Milella, 1971) e di Sartre, La mia autobiografia in un film. Una confessione (Marinotti, 2004).
Suoi scritti sono stati pubblicati o tradotti in Francia, Belgio, Brasile, U.S.A.

 

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Published by filosofia-sfsi - in Attività 2005