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22 maggio 2001 2 22 /05 /maggio /2001 17:51

Natura e generi

La differenza sessuale tra natura, storia e vita spirituale
Relatrice: Laura Boella (Università Statale di Milano)
Martedì 22 maggio

La conferenza
"…ogni uomo, salva la sua specifica natura umana, ha una caratteristica irripetibile. La filosofia può dimostrare che alla specie dell'uomo spetta anche l'individualità, nel senso di particolarità propria; percepire le singole individualità non è tuttavia compito della filosofia, ma di una funzione specifica dell'esperienza, che noi usiamo quotidianamente nel rapporto con altri uomini. Questa differenziazione dell'umanità in una illimitata molteplicità di individui è intersecata da un'altra più semplice: la differenziazione sessuale… Si deve concepire la distinzione tra uomo e donna in modo che tutta e intera la struttura dell' uomo in quanto tale sia interessata alla differenziazione sessuale, oppure che questa si estenda solo al corpo o a quelle funzioni dell'anima che sono necessariamente legate ad organi corporei, mentre lo spirito deve essere considerato libero? Se si dovesse accettare questa seconda concezione, si dovrebbe impostare la formazione spirituale senza tenere nessun conto dei sessi; diversamente l'opera formativa deve tener conto della specifica natura dello spirito".
Edith Stein, La donna. Il suo compito secondo la natura e la grazia, Città Nuova, Roma 1987, pp. 197-9.
 
"Mi pesa essere una donna": quante volte abbiamo sentito pronunciare o abbiamo pensato noi stesse questa frase? Essere donna è un fatto, il fatto dell'esser nate donne, ma in che misura il fatto della nascita di un essere di sesso femminile piuttosto che maschile è da considerarsi un puro dato biologico o piuttosto l'inizio di una storia? Se il dato biologico può opprimere come un fardello, lo stesso può valere per le stratificazioni storiche che assegnano all'essere di sesso femminile o maschile ruoli, caratteri, posizioni nella divisione del lavoro. La differenza sessuale è stretta tra la prima natura, quella psicofisica e la seconda natura, quella storico-sociale. Non si sa quale delle due sia più opprimente… La citazione di Edith Stein sposta immediatamente i termini della questione:

  • ogni individuo è unico e irripetibile
  • percepire l'unicità di ognuno/a non è compito della filosofia, ma di una "funzione specifica dell'esperienza" che è l'empatia
  • l'unicità di ogni individuo è qualificata dalla differenza sessuale
  • la differenza sessuale non è solo un fatto psico-fisico, bensì coinvolge e attraversa la vocazione spirituale delle donne e degli uomini: la differenza dei corpi è anche differenza spirituale
  • la vocazione spirituale della donna consiste nell'orientarsi verso ciò che è concreto e personale attraverso l'empatia.

 
Chi pensa la differenza sessuale oggi non contrappone certamente il corpo come dato biologico allo spirito. Il pensiero della differenza sessuale si fonda al contrario sull'idea di una corporeità parlante e agente in un mondo storico e spirituale. Questo è uno dei principali profili attraverso i quali la soggettività femminile si rende riconoscibile nel campo della creatività artistica, culturale, filosofica, politica e spirituale in contrasto con l'impersonalità del "neutro", ossia di creazioni che si suppone abbiano autori senza sesso o indifferentemente sessuati o, ancora più esattamente, di sesso maschile talmente enfatizzato da elevarsi a universale.
Pensare la corporeità vivente (non il puro dato biologico) come elemento che qualifica la presenza di ogni essere umano sulla scena del mondo invita a un'ulteriore riflessione: in che modo un corpo vissuto da una donna, da un uomo si esprime nella vita quotidiana, nel diritto, nella politica, nell'arte, nell'economia, nella filosofia? È solo un peso, un limite, un ingombro o è un "di più", la leva di un'eccedenza, di un andare oltre? Se si va nel senso di quest'ultima possibilità, in che modo la corporeità vissuta va oltre se stessa, in quali forme concrete, di azione, di conoscenza, di esperienza, di partecipazione alla civiltà umana e alla sua storia?

 

Il relatore
Laura Boella è professore associato di Filosofia morale presso il Dipartimento di Filosofia dell'Università Statale di Milano. Ha pubblicato: Il giovane Lukacs, De Donato, Bari 1977; Ernst Bloch. Trame della speranza, Jaca book, Milano 1987; Dietro il paesaggio. Saggio su Simmel, Unicopli, Milano 1988; Hannah Arendt. Agire politicamente, pensare politicamente, Feltrinelli, Milano 1995; Cuori pensanti. Hannah Arendt, Simone Weil, Edith Stein, Maria Zambrano, Tre Lune, Mantova 1998; Le imperdonabili. Etty Hillesum, Cristina Campo, Ingeborg Bachmann, Marina Cvetaeva, Tre Lune, Mantova 2000; Per amore d'altro. L'empatia a partire da Edith Stein, Raffaello Cortina, Milano 2000 (in collaborazione con Annarosa Buttarelli). Ha inoltre curato l'edizione italiana dei principali scritti di Ernst Bloch degli anni '30: Tracce, Garzanti, Milano 1997; Eredità del nostro tempo, Il Saggiatore, Milano 1992; Geographica, Marietti, Genova 1993; e l'edizione italiana di H. Arendt, Il concetto d'amore in Agostino, SE, Milano 2000 e di M. Scheler, Il valore della vita emotiva, Guerini, Milano 1999. Fa parte della redazione della rivista "aut-aut".


 

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Published by filosofia-sfsi - in Attività 2001